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Aggiornamento: 2 mag 2021

Vi sarà sicuramente capitato nella vita di tutti i giorni che qualcuno vi tagliasse la strada d’improvviso, obbligandovi a sterzare per evitare un incidente, oppure che durante una corsa mattutina, lungo il percorso, un cane iniziasse ad abbaiare e a ringhiare contro di voi, costringendovi a cambiare direzione.


Questi scenari avranno innescato in voi la risposta fisiologica cosiddetta “Fight or Flight”, in italiano Combatti o Fuggi, descritta per la prima volta dal fisiologo americano Walter Bradford Cannon negli anni ‘20 del Novecento.

Questo meccanismo è la reazione che il nostro corpo mette in atto contro una minaccia e a livello evolutivo ci ha permesso di sopravvivere a situazioni di forte stress e pericolo per la nostra vita. Senza nemmeno dirgli cosa fare, il nostro corpo valuta cosa sta succedendo nell’ambiente circostante e determina le opzioni migliori per sopravvivere a quel determinato evento.


"Combattere" o "Fuggire" erano le uniche opzioni di scelta che i nostri antenati avevano di fronte ai pericoli circostanti. In entrambi i casi, la risposta fisiologica e psicologica al pericolo preparava il corpo a reagire alla minaccia. Oggi questa reazione è riconosciuta come parte del primo stadio della sindrome di adattamento generale, la quale regola le reazioni allo stress.


Cosa succede durante la risposta Fight-or-Flight?

L’amigdala, situata nell’encefalo, è la sentinella delle emozioni umane e percepisce all’istante un eventuale segnale di allarme. Questa ghiandola agisce sull’ipotalamo che a sua volta stimola l’ipofisi, portando alla secrezione dell’ormone ACTH (adenocorticotropo); nello stesso momento, il sistema nervoso simpatico stimola la ghiandola surrenale al rilascio di adrenalina. L'ACTH è importante per la secrezione del cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, anch'esso rilasciato dalla stessa ghiandola.


La messa in circolo di questi ormoni innesca una serie di fenomeni: il battito cardiaco accelera e con esso aumenta la pressione del sangue, la frequenza respiratoria accelera, la digestione rallenta e si riscontra una deviazione del flusso sanguigno ai principali gruppi muscolari allo scopo di dare al corpo una sferzata di energia e forza. Il corpo diventa teso, pronto a reagire.


Vi sono segnali, visibili sul nostro corpo, che mostrano l’attivazione di questo meccanismo di difesa:

  • Le pupille si dilatano poiché nel momento del pericolo, il corpo si prepara a essere consapevole di ciò che lo circonda. La dilatazione consente la ricezione di più luce e quindi una migliore visione dell'ambiente circostante.

  • La pelle diventa più pallida o arrossata, poiché il flusso sanguigno alle aree superficiali del corpo viene ridotto, aumentando in questo modo il flusso del sangue verso i muscoli, il cervello, le gambe e le braccia. È comune osservare del pallore o l’alternanza tra un viso pallido e arrossato quando il sangue scorre alla testa e al cervello. La capacità di coagulazione del sangue del corpo aumenta anche per prevenire un'eccessiva perdita di sangue in caso di lesioni.

  • La frequenza cardiaca e respirazione accelerano così da fornire al corpo l'energia e l’ossigeno necessari per alimentare una risposta rapida al pericolo.

  • Il corpo avverte tremori a causa dell’irrigidimento dei muscoli che si preparano all'azione.

Questa risposta allo stress spesso aiuta a ottenere risultati migliori in situazioni in cui si è sotto pressione, per incrementare la performance, al lavoro come a scuola. Nei casi in cui la minaccia pone in pericolo la vita, questo meccanismo gioca un ruolo fondamentale.

Sebbene questa reazione avvenga in maniera automatica ed involontaria, non significa che sia sempre accurata: spesso il nostro corpo reagisce a minacce trascurabili tramite questo meccanismo e le fobie sono esempi di come la risposta di lotta o fuga potrebbe essere falsamente innescata di fronte a una minaccia percepita.


Ad esempio, una persona che soffre di acrofobia, quindi terrorizzata dalle altezze, potrebbe sperimentare una reazione acuta allo stress salendo con l’ascensore verso un piano alto di un grattacielo. Il suo corpo potrebbe entrare in modalità allerta, con conseguente aumento del battito cardiaco, e, se la risposta fosse esagerata, potrebbe causare un attacco di panico.

Comprendere la risposta naturale di lotta o fuga del corpo è un modo per aiutare a fronteggiare tali situazioni.


La risposta allo stress è uno dei principali argomenti studiati nel campo della psicologia della salute. L’interesse di questa branca di ricerca è focalizzato sull’aiutare le persone a trovare modi per combatterlo, in modo da vivere una vita più sana e produttiva. Apprendendo di più sulla risposta di lotta o fuga, gli psicologi possono quindi aiutare le persone a esplorare nuovi modi per affrontare la loro reazione naturale verso situazioni che causano forte stress.

Giorgia Sasson

 
 

Aggiornamento: 12 set 2020

Hai delle mestruazioni troppo abbondanti, o che durano troppo a lungo? O viceversa, hai mestruazioni molto scarse o molto brevi? Oppure capita che talvolta non vengano proprio? Fino al 3-4% delle donne soffre della cosiddetta “amenorrea”, dove le mestruazioni sono del tutto assenti. Spesso queste alterazioni non comportano problemi, tuttavia in alcuni casi possono essere la spia di una patologia anche importante.


La durata media del ciclo mestruale femminile è di 28 giorni, ma vengono considerati normali anche cicli di 21-35 giorni. La quantità di perdita mestruale media è di 30-40 ml di sangue, nell’arco di 4-5 giorni. Il ciclo inizia con il primo giorno di sanguinamento, e si distinguono tre fasi (mestruale, proliferativa, luteale) durante le quali si alternano i vari ormoni ipotalamici e ipofisari che regolano tutto il ciclo.



Ciclo ovarico. Un ciclo ovarico dura di norma 28 giorni secondo una serie di eventi divisibili in 3 fasi: A- fase mestruale (primi 4 giorni del ciclo); B- fase proliferativa o follicolare (dal 5° al 14°); C- Fase secretoria o luiteinica (dal 15° al 28°).


Si parla di alterazioni del ciclo mestruale quando è presente una qualsiasi irregolarità del ciclo.


Quali possono essere queste alterazioni?


Le alterazioni possono riguardare il tempo, la quantità, o una loro combinazione. Più nello specifico, queste alterazioni vengono definite in questo modo:

  • Polimenorrea: intervallo di tempo tra una mestruazione e quella successiva troppo breve, inferiore ai 21 giorni. Può accadere quando abbiamo un ciclo senza ovulazione, e può essere segno di alterazioni endocrine.

  • Oligomenorrea: intervallo di tempo tra una mestruazione e quella successiva troppo lungo, superiore ai 35 giorni. Può accadere per una fase follicolare prolungata, e anch’essa può essere segno di alterazioni endocrine.

  • Ipermenorrea: perdita di sangue troppo abbondante, superiore a 80 mL. E’ spesso dovuta ad una alterazione del metabolismo delle prostaglandine, responsabili della comparsa e dell’arresto del sanguinamento mestruale.

  • Ipomenorrea: perdita di sangue inferiore alla norma, sotto i 20 mL. E’ dovuta solitamente ad una minore sensibilità dell’endometrio alle variazioni ormonali, più raramente ad una mancata ovulazione.

  • Menorragia: perdita di sangue che dura più a lungo del normale e/o più abbondante, può durare fino a 10-15 giorni.

  • Metrorragia: perdita di sangue al di fuori della mestruazione, ma anche prima della pubertà o dopo la menopausa.

  • Meno-metrorragia: perdita di sangue abbondante iniziata in epoca mestruale e continuata nel periodo intermestruale.

  • Amenorrea: totale assenza delle mestruazioni, le cause sono dovute ad una condizione di ipogonadismo.


Quindi se presento una di queste alterazioni, che cosa posso avere?


Quasi tutte le donne nella vita hanno avuto o avranno qualche ciclo irregolare. Può capitare anche per un semplice periodo di stress, che si risolve senza alcuna conseguenza. Se però questa irregolarità e una o più di queste alterazioni si ripetono di frequente per più cicli, possono essere segno di una patologia sottostante.

Tra le più frequenti possiamo avere, come suddetto, delle alterazioni endocrine, che possono risiedere a livello ipotalamo-ipofisario. In questo ampio gruppo di cause rientrano quelle dovute ad anoressia ed obesità, sebbene con ovvie differenze. Nell’anoressia nervosa, a seguito della restrizione alimentare e quindi di una forte riduzione del peso, la produzione dei precursori degli ormoni sessuali ipotalamici (l’ipotalamo è quella ghiandola nel cervello che regola numerosissime funzioni ormonali) viene meno, e quindi il ciclo può interrompersi (amenorrea). Nell’obesità, bisogna premettere che il tessuto adiposo è a tutti gli effetti un organo endocrino, il quale produce estrogeni. Se c’è troppo tessuto adiposo, ci sono troppi estrogeni, i quali vanno ad inibire la funzione ipotalamica e ipofisaria interrompendo di conseguenza il ciclo mestruale (fenomeno chiamato feedback negativo).

La Sindrome dell’ovaio policistico ha nella sua sintomatologia una irregolarità delle mestruazioni, più di frequente amenorrea o oligomenorrea. Anche l’endometriosi è tra le patologie ginecologiche che può manifestare irregolarità del ciclo, in questo caso tende più ad un ciclo abbondante.

Tra le varie cause possiamo poi avere anche coagulopatie, complicanze di una gravidanza, miomi e polipi (neoformazioni benigne). Purtroppo, queste alterazioni talvolta possono anche essere segno di lesioni maligne, come il carcinoma dell’endometrio o della cervice.


Che cosa devo fare e a chi devo rivolgermi?


Premettendo che una visita ginecologica di controllo andrebbe fatta una volta all’anno, con la presenza di un problema di irregolarità mestruale è meglio rivolgersi subito al proprio ginecologo. Nel percorso diagnostico sarà importante innanzitutto escludere una causa organica (ovvero quelle con una alterazione di uno o più organi) tramite esami della coagulazione, esami ormonali, esplorazione ginecologica ed ecografia transvaginale.

Avendo visto che anche alcuni tumori possono iniziare con emorragie genitali, è meglio togliere di mezzo il pudore ingiustificato e andare a farsi visitare.




Dott. Piero Fabbrini

 
 
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