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Aggiornamento: 12 set 2020

Il primo aeroplano a spiccare il volo fu quello quello creato da due fratelli statunitensi Orville e Wilbur Wright nel 1907. Il 17 dicembre del 1907 l'aereo si alzò in volo vicino alla cittadina di Kitty Hawk.

COME FA A VOLARE UN AEREO?

Per volare occorre contrastare la gravità, che cerca di tenere l’aeroplano a terra.

Per riuscirci, è necessario sfruttare una “forza” definita portanza. Le virgolette servono perché non è una forza vera e propria, ma più il risultato di una differenza tra due pressioni contrastanti.

Le ali di un aereo non sono semplici tavole piatte, ma possiedono una forma curva. Quando l’aereo si sposta in avanti spinto dai motori, le particelle d’aria si scontrano con la parte frontale dell’ala e sono costrette a dividersi per poi rincontrarsi nella parte posteriore.

Alcune particelle di aria dovranno scorrere sulla parte superiore dell’ala e altre sulla parte inferiore.L’aria che scivola sotto l’ala si muove più lentamente dell’aria che si muove al di sopra.



La pressione esercitata da un fluido (in questo caso l'aria) che si muove ad alta velocità è minore di quella esercitata dallo stesso fluido che si muove più lentamente.

Il risultato dell’effetto del profilo alare è che esiste una differenza di pressione tra la faccia inferiore e quella superiore. Infatti, sulla parte inferiore si crea una pressione positiva, che spinge l'ala verso l'alto.

QuEsto fenomeno è noto come il principio di Bernoulli.

Oltre al principio di Bernoulli occorre considerare anche un altro effetto chiamato l'effetto Coandă che rappresenta la tendenza di un fluido di aderire alle superfici.

Quando un fluido in movimento entra in contatto con una superficie curva, tenderà a seguire tale curvatura, invece che proseguire in linea retta. Come quando l'acqua del rubinetto scorre sul dorso di un cucchiaio. Quello che vale per l'acqua, ovviamente vale anche per l'aria.

Per quanto riguarda gli aerei, grazie all'effetto Coandă, l'aria che scorre sopra l'ala vi aderisce per poi essere rispinta in basso. L'aria che va in basso a sua volte spinge l'aereo in alto grazie al principio di Bernoulli

COSA SONO LE TURBOLENZE?

Quelli che vengono comunemente chiamati “vuoti d’aria” non sono davvero regioni del cielo dove “manca l’aria”.

Si tratta invece di zone dove sono presenti turbolenze, ossia zone dove il flusso dell’aria non è più laminare e regolare, ma presenta vortici e irregolarità. Questi possono essere dovuti a correnti che si scontrano, o variazioni di temperatura e possono “spingere” l’aereo un po’ in tutte le direzioni.

Se la spinta è verso il basso, l’aereo “cade” per qualche metro, ma in modo molto repentino, cosa che dà l’impressione di una caduta come se fosse mancata l’aria a sostenerlo”. Fortunatamente questo non è possibile.


Marco Coletti

LaFisicaCheNonTiAspetti

 
 
  • 20 ago 2020
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 20 ago 2020

Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato molti metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche (repellenza, difesa dagli erbivori e parassiti, attrazione degli impollinatori, ecc.). Questi stessi metaboliti hanno mostrato importanti attività farmacologiche nell’uomo. Si accumulano in grandi quantità in determinate parti della pianta (radici, foglie, fiori e semi) secondo modalità specifiche che variano per ogni famiglia vegetale.

Le piante possono sintetizzare una o più sostanze chimiche chiamate “principi attivi”, i quali sono in grado di sviluppare un’attività biologica ad azione farmacologica a fini terapeutici (farmaci), benefici (probiotici, vitamine) o tossici (veleni).


Per quanto riguarda le piante medicinali, si parla spesso di fitocomplesso, ovvero insieme di sostanze che comprende:

  • uno o più principi attivi;

  • metaboliti secondari terapeuticamente inattivi ma che coadiuvano l’attività del principio attivo modulandone il profilo farmacologico.

Per ogni erba o pianta officinale, la parte utilizzata (foglie, fiori, semi, corteccia, radici ecc.) è chiamata "droga" che contiene l'insieme dei principi attivi che caratterizzano le proprietà del vegetale, non riproducibili per sintesi chimica.

Il lavoro sinergico dei principi attivi e metaboliti secondari, all'interno del fitocomplesso, garantisce alla pianta una serie di azioni contemporanee, che il singolo componente risulta non possedere, oltre all'abbassamento della soglia di tossicità, controindicazioni ed effetti collaterali. Ecco perché in campo erboristico si cerca di mantenere la pianta nella sua integrità (in toto) per la preparazione di prodotti naturali


La fitoterapia è la scienza medica che studia il corretto utilizzo delle piante medicinali e dei loro derivati, allo scopo di trattare o prevenire svariate malattie e condizioni di interesse prettamente medico (farmaci) o salutistico (integratori). Nella tradizione e nella medicina popolare il ricorso a preparazioni a base di erbe medicinali è piuttosto diffuso. I rimedi tradizionali si basano su preparazioni un po' grossolane che consentono di utilizzare le erbe medicinali in quanto tali senza estrarne direttamente i princìpi attivi. La moderna fitoterapia si occupa invece di selezionare e ricavare estratti purificati. In questo modo si rendono più sicuri e più efficaci tutti i princìpi contenuti nelle erbe medicinali.

Nel corso dei millenni sono state selezionate e descritte tutte quelle piante officinali che potevano avere un'efficacia nel curare o nel prevenire alcune malattie. Oggi insieme a Pharma Advices ne vediamo alcuni esempi:



VERBENA OFFICINALIS


La verbena è una pianta le cui parti aeree sono utilizzate fin dalla notte dei tempi sia a scopo ornamentale che per le sue proprietà. Infatti, è nota l’assunzione sotto forma di decotto come decongestionante per le vie respiratorie o per problemi a livello digestivo.

Principi attivi:

  • Glucosidi iridoidi amari: dotati di attività astringente;

  • Olio essenziale: alcuni studi hanno evidenziato come quello presente nella verbena sia in grado di favorire il meccanismo di morte cellulare nelle cellule maligne di pazienti malati di leucemia linfocitica cronica;

  • Flavonoidi: dotati di attività antiossidante;

  • Derivati dell'acido caffeico: hanno proprietà antinfiammatorie.


VALERIANA OFFICINALIS


La valeriana è una pianta utilizzata,fin dai tempi più antichi, per curare disturbi quali l’insonnia, il mal di testa e disturbi di tipo ansioso. In particolare, viene utilizzata la radice: sotto forma di compresse, tintura madre o anche sotto forma di droga essiccata per infusi.


Principi attivi:

  • Flavonoidi: composti secondari molto importanti per le attività biologiche della pianta stessa, hanno attività antiossidante;

  • Acidi valerenici: conferiscono alla pianta le tipiche proprietà ansiolitiche in quanto si ha un’azione a livello del sistema GABAergico che permette il controllo degli stati d’ansia;

  • Valepotriati: sono in grado di rilassare la muscolatura liscia affidando quindi alla pianta anche un’attività spasmolitica.


CALENDULA OFFICINALIS


La calendula è una pianta il cui nome deriva dal latino Calendae, parola con la quale i Romani indicavano il primo giorno del mese: la Calendula fiorisce una volta al mese durante tutta l'estate. Vengono utilizzati i fiori e le preparazioni sono rappresentate da: crema, tintura madre o tisana. La droga è costituita dai fiori completamente aperti, interi od essiccati. In letteratura non esistono indicazioni per un uso orale (tranne nel caso dell’estratto ottenuto dai fiori), quindi l’uso principale è rappresentato da quello topico.

La calendula possiede attività antiinfiammatoria, antibatterica, antivirale e immunostimolante, e favorisce la guarigione delle ferite grazie alla sua attività cicatrizzante, attraverso un meccanismo d'azione che favorisce l'incremento della produzione di collagene e fibrina.

E’ largamente impiegata per contrastare infiammazioni cutanee delle mucose del cavo orofaringeo, e per favorire la guarigione e la cicatrizzazione di ferite, scottature e ustioni di lieve entità. In caso di punture di insetti (per esempio), i petali possono essere applicati direttamente sulla zona interessata.


Principi attivi:

  • Flavonoidi: attività antiossidante;

  • Mucillagini: azione filmogena ed emolliente;

  • Triterpeni: attività antinfiammatoria e cicatrizzante;

  • Carotenoidi: agenti fotoprotettivi, hanno attività antiossidante e vitaminica;

  • Saponine: proprietà coleretiche e antispasmodiche a livello del tubo digerente, antivirali, antibatteriche e sembrerebbe anche ipolipidemizzanti.


THEOBROMA CACAO


Il cacao è una pianta diffusa soprattutto nei Paesi tropicali. Svolge un’ottima azione stimolante per il sistema nervoso centrale, favorisce la diuresi e contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna dilatando le arterie coronariche. Ha infatti proprietà ipotensive, anti-asmatiche, antinfiammatorie, ipocolesterolemizzanti, ipoglicemizzanti e favorisce la concentrazione. Le preparazioni sono rappresentate da elisir, tinture ed estratti.

Principi attivi:

  • Polifenoli (es. flavonoidi e tannini): attività antiossidante;

  • Teobomina, caffeina e tripotofano: favoriscono la produzione di serotonina;

  • Anandamide e Feniletilammina: sostanze psicoattive;

  • Grassi saturi e monoinsaturi, minerali (calcio, magnesio, fosforo, rame, manganese e ferro) e vitamine del gruppo B.


GINSENG


Il termine Ginseng (Panax ginseng C.A. Meyer) deriva dalla trascrizione del nome cinese "Jen-shen” (pianta-uomo), tale definizione si basava sulla conformazione della radice della pianta che ricordava un corpo umano. In commercio esistono diverse tipologie di estratti, oltre a quello fluido, abbiamo quelli concentrati o idroalcolici. Il Ginseng può essere anche somministrato sottoforma di tisana.

La sua capacità di riequilibrare il tono dell’umore lo rende inoltre un ottimo alleato contro la depressione, associata a periodi di stanchezza ed esaurimento psico-fisico, mentre le sue proprietà antiossidanti gli consentono di contrastare la formazione di radicali liberi, solitamente più intensa proprio nei periodi di stress. Inoltre, ha la capacità di ridurre i livelli di glucosio e di lipidi nel sangue, favorisce la vasodilatazione ed ha un effetto antiaggregante piastrinico.


Principi attivi:

  • Ginsenosidi (saponine triterpeniche): azione di tipo neuro-endocrino; attivazione del sistema immunitario e stimolazione del sistema nervoso centrale con aumento delle capacità di apprendimento e memoria;

  • Fitoestrogeni: capacità di ridurre i livelli di glucosio e di lipidi nel sangue;

  • Flavonoidi: attività antiossidante.

Sono presenti poi: oligoelementi, diverse vitamine per lo più del gruppo B, sali minerali, enzimi e olio essenziale.





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