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Mada Magazine

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  • 31 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Rosalind Franklin (25 luglio 1920- 16 aprile 1958, Londra), fu una Chimica, biochimica e cristallografa britannica.









Nasce in un’influente famiglia di banchieri e politici di origine ebraica. Si iscrive al Newnham College di Cambridge, contro il volere del padre e consegue il Dottorato in chimica-fisica nel 1945. Dopo due anni trova un posto da ricercatrice nel Laboratoire Central Services Chimique de l’Etat a Parigi, dove si specializza nella diffrazione a raggi X, tecnica sfruttata per determinare la struttura molecolare e atomica di un cristallo.

Successivamente torna a Londra per studiare la struttura del DNA presso il King’s College; sarà colei che riuscirà a identificare la tipica forma B (la più frequentemente riscontrabile in condizioni standard nelle cellule) del DNA, nonché la sua densità, il contenuto in acqua e la posizione degli zuccheri nella molecola, descrivendo la peculiare struttura a doppia elica. Ottenne ai tempi immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”. Ma nel gennaio del 1953 altri ricercatori, gli altrettanto famosi Watson e Crick, entrano in possesso, grazie a un ex collega della Franklin, Wilkins, di una copia delle foto, insieme al rapporto sulla struttura del DNA che la Franklin aveva redatto per il British Medical Council.

Da ciò, i due ricavano i dati per la convalida del modello a doppia elica che pubblicano a loro nome il 25 aprile 1953 su Nature, senza mai nominare o ringraziare la scienziata Franklin, arrivando così al Premio Nobel per la Medicina nel 1962. Dopo tali avvenimenti, la Franklin torna a Londra, al Birkbeck College, abbandonando gli studi sul DNA e iniziando a studiare l’RNA e la struttura dei virus. Qui lavora serenamente per cinque anni, pubblicando 17 lavori nelle più importanti riviste scientifiche. Il 16 aprile del 1958, alla giovane età di 38 anni, morirà per un tumore alle ovaie. Ieri era l’anniversario della sua nascita ed oggi vogliamo dedicare a Rosalind Franklin la nostra rubrica “Donne nella scienza”: un’icona senza eguali che fu in grado di svelare uno dei segreti della vita senza ottenere mai reali riconoscimenti, e che mise le sue conoscenze e competenze al servizio dell'umanità.


 
 
  • 30 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Katalin Karikó (Kisújszállás, 17 gennaio 1955) è una biochimica ungherese, specializzata in meccanismi mediati dall'RNA.









Katalin Karikó nasce a Kisújszállás, Ungheria, e fin dalle scuole elementari mostra un grande interesse per la scienza, e al liceo ottiene persino un riconoscimento come migliore studentessa di biologia. Consegue poi la laurea a Szeged nel 1978 e sempre a Szeged si specializza in biochimica al Centro di Ricerche Biologiche.

In questo istituto comincia a svolgere ricerche sull'mRNA; si trasferisce quindi negli Stati Uniti per continuare i suoi studi, ed è lì che inizia a cercare di farsi finanziare un progetto su una terapia genica basata sull’mRNA, ottenendo però solo rifiuti. Il progetto fu considerato poco interessante e troppo rischioso.

L'incontro con il medico e scienziato americano Drew Weissman in questo risulterà provvidenziale, perché Weissman ha accesso diretto a diversi fondi e riesce a finanziare Karikó. I due così iniziano a lavorare insieme alla messa a punto di una terapia genica basata sull’mRNA. Dopo diverso tempo, Weissman e Karikó scoprono che modificando uno dei quattro blocchi costitutivi dell’mRNA, i nucleosidi, è possibile scongiurare la risposta infiammatoria. Nel 2005, i risultati degli studi sono pubblicati sulla prestigiosa rivista Immunity.

I due fondano una piccola azienda e, tra il 2006 e il 2013, brevettano l'uso di diversi nucleotidi modificati per ridurre la risposta immunitaria antivirale all'mRNA.

Dal 2013 Karikó è vicepresidente senior della BioNTech RNA Pharmaceuticals, la nota azienda dietro ad uno dei vaccini anti COVID-19.

Le tecnologie messe a punto da Karikó sull'mRNA sono state fondamentale nella lotta alla pandemia, e hanno contribuito in maniera straordinaria allo sviluppo della scienza e non solo: ed è per questo motivo che siamo felici di inserire la scienziata nella nostra rubrica #donnenellascienza.

 
 
  • 30 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min




Gladys West (27 ottobre 1930, Sutherland)


Gladys West è una matematica statunitense conosciuta per aver contribuito allo sviluppo del sistema Global Positioning System (GPS).



Nasce e cresce nella Virginia rurale e da bambina nel tempo libero aiuta la famiglia in un’azienda agricola. Nonostante il futuro di molte donne nere in quell’epoca fosse destinato ad essere legato alle piantagioni, il grande talento di Gladys West le permise di scombinare le carte: alla fine del liceo riceve infatti una borsa di studio per il Virginia State College, una storica Università per persone nere, dove si laurea in Matematica nel 1952. Successivamente, dopo aver insegnato matematica in diverse scuole, nel 1955 ottiene un Master nello stesso campo e nella stessa Università.

Nel 1956 la svolta: viene assunta dall' U.S. Naval Proving Ground, un laboratorio militare con sede in Virginia. Presto le vengono assegnati importanti progetti: nel 1978 viene nominata responsabile di Seasat, un satellite costruito per monitorare diverse condizioni e caratteristiche oceanografiche. Proprio da questo progetto nasce GEOSAT, un satellite programmato per creare modelli computerizzati della superficie terrestre. Questi calcoli hanno permesso di determinare un modello per la forma esatta della Terra, chiamato geoide. È proprio questo progetto che ha messo le basi per lo sviluppo del sistema GPS.

La scienziata West ha dato un contribuito importante alla scienza ed è fondamentale sottolineare che questo non sia stato attribuito subito sia a causa della sua etnia che del suo sesso. Solo nel 2018, all'età di 88 anni, Gladys West è stata formalmente riconosciuta per il suo contributo allo sviluppo del GPS dall'Assemblea Generale della Virginia. Nello stesso anno è stata anche inserita nell'Air Force Space and Missile Pioneers Hall of Fame. Per tutte queste ragioni siamo orgogliose di inserire Gladys West nella nostra rubrica #DonneNellaScienza!

 
 
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